TERRA D'ACQUA
Il Contato/Teatro GIocosa di Ivrea
di Bruno Macaro e Lucilla Giagnoni
con Lucilla Giagnoni
regia di Bruno Macaro
Come altre coetanee sul finire dell'Ottocento la Nanna, una giovane della Bassa novarese, va a lavorare nelle risaie. Lo fa per poter guadagnare il denaro necessario per comperare l'Argento, una corona di spilloni portata tra le trecce che sta a significare ‘sono giovane da marito’. Il passaggio all'età adulta della ragazza consente di entrare nella sfera più intima di un mondo scomparso, quello della civiltà contadina. Mondo pervaso dalla sofferenza che qui si fonde con il paesaggio della Bassa novarese: ed è proprio la sofferenza che sottolinea la diversità tra il nostro mondo e quello della protagonista. Il duro lavoro della risaia comporta alla Nanna la perdita dei suoi splendidi capelli e la mortificazione della bellezza. Ma questo sacrificio le consente di appartenere a quella terra, al modo in cui la si vive e a metterne in discussione dall'interno i suoi valori. Oggi che per fortuna questa sofferenza fisica non esiste più, ci ritroviamo stranamente spaesati, disorientati. Sembra quasi, ma non ci vogliamo credere, che solo il contatto fisico diretto portato fino al sacrificio di una parte di sé dia il diritto di appartenenza a una terra. Ma è proprio così? Può essere solo così?